Cura del cancro: l’Ipertermia a Radiofrequenza, funziona?

Agosto 15th, 2008

La domanda è molto semplice e al tempo stesso molto complessa perchè genera immediatamente confusione anche tra medici.
Risposta: sì certo, funziona.
Fino a qui è tutto semplice, in quanto il mondo scientifico internazionale non ha alcun dubbio sugli innumerevoli effetti benefici che “l’aumento controllato di calore nel corpo umano” determina nella lotta contro i tumori.
Quando invece, ci si domanda cosa è l’ipertermia le cose si complicano. Ed è proprio da questa confusione che nasce lo scetticismo di alcuni pazienti e medici.
L’ipertermia è la terapia col calore. Nel 1947, un biochimico italiano, Pavese, aveva dimostrato che le cellule tumorali coltivate in laboratorio sopravvivono meno delle cellule normali quando si aumenta la loro temperatura. Esattamente tra i 42 e i 43°C, abbiamo il picco del numero di cellule tumorali morte. Quindi, per terapia ipertermica o ipertermia si intende il riscaldamento controllato di tessuti biologici a temperature superiori a quella fisiologica. Per ottenere questo risultato si possono utilizzare un’infinità di tecniche, ma non tutte funzionano allo stesso modo, non tutte hanno le stesse potenzialità, gli stessi effetti benefici, gli stessi effetti collaterali e limiti. In parole povere, non basta innalzare la temperatura del corpo umano per vincere il tumore. Bisogna selezionare la tecnica più idonea per ogni tipo di tumore, senza mai prescindere dalle condizioni generali, mutevoli nel tempo, del malato, inteso come ESSERE UMANO e non come un NUMERO che farà statistica in quello o in quell’altro PROTOCOLLO!
Tra le varie metodiche che si possono utilizzare per innalzare la temperatura di un tessuto biologico, sicuramente quella che utilizza campi elettromagnetici, ha oggi una larga applicazione clinica. Attualmente si usa la frequenza di 13,56 MHz, che permette di ottenere un riscaldamento in profondità dei tessuti trattati in modo non invasivo e perché gli effetti collaterali sono praticamente vicini allo zero. Non si può dire che siano zero, perchè l’errore umano è sempre dietro l’angolo.
Con l’uso di questa metodica si sono ottenuti dei risultati documentati in molte malattie tumorali con localizzazioni solide. Recentemente, l’ipertermia a radiofrequenza è entrata nel Prontuario Terapeutico Nazionale, codificata al numero 9985.2, quindi è terapia riconosciuta dallo Stato Italiano e da tutti gli Stati della Comunità Europea e nel mondo!
Nonostante tutto questo, però, la metodica non è molto conosciuta né tantomeno molto utilizzata per numerosi motivi. Tra i principali, purtroppo, c’è la mentalità farmaco-dipendente dei medici.
Ora però, grazie anche ai potenti mezzi messi a disposizione della tecnologia e alla costante opera di ricerca, informazione e testimonianza diretta da parte di ex pazienti, tutti verranno a sapere che esistono terapie come l’ipertermia a radiofrequenza, che possono consentire, non dico di guarire un malato tumorale, ma sicuramente di aiutare a curare un malato tumorale. Questo è il vero, grande messaggio: è un messaggio di lotta, di speranza, di ottimismo, perché in alcuni casi ci sono state delle remissioni complete quasi inspiegabili che ci devono far pensare e riflettere. Se la ricerca, potesse studiare più a fondo la metodica, potrebbe dare informazioni e soprattutto possibilità di cura a chi oggi, possibilità di cura non ne ha. Riguardo ai centri che utilizzano questa metodica può rivolgersi all’Associazione Europea di Ipertermia (Assie) Tel 0381.329752 – fax 0381.32975
info@assie.it
www.assie.it

Cura del cancro: alla ricerca di informazioni utili.

Agosto 15th, 2008

D: Gli insuccessi della medicina ufficiale in questo ambito sono palesi e solo qualche cocciuto entusiasta sostenitore della “scienza” può ancora sperare che la ricerca stia veramente studiando soluzioni concrete per uscire da questo massacro che è la stessa società consumistica che ha ingenerato. Certo non si può generalizzare, e sicuramente ci sono molti validi scienziati e medici in buona fede che operano al meglio delle loro possibilità per ottenere il bene dell’umanità. Tuttavia non si può obiettivamente non notare che il sistema in cui essi sono costretti ad agire è marcio sin nelle fondamenta e che è controllato quasi esclusivamente dai meccanismi economici di profitto delle grandi multinazionali farmaceutiche. Sperare di materializzare risultati di una certa valenza in questo quadro sembra una vera chimera.
E allora che fare?
Una valida alternativa è farsi carico individualmente della propria malattia e informarsi a trecentossessanta gradi sui passi che conviene fare in quel caso specifico, senza appiattirsi sulle prassi chemioterapiche, solitamente prescritte anche nei casi in cui sono semplicemente inutili o addirittura letali.
Nel mondo della ricerca indipendente, delle università pubbliche e della scienza meno ortodossa è possibile trovare spazi di libertà e creatività terapeutica (derivati da percorsi di ricerca e di studio emancipati da gabbie precostituite di tipo economico od altro) che hanno prodotto buoni risultati anche nell’ambito dei tumori.
Se si è in grado di acquisire buone informazioni o se si ha la fortuna di avere qualcuno in grado di farlo per noi, è possibile iniziare a vedere la stretta via da percorrere per arrivare a superare questa triste situazione.
Sono infatti ormai varie le terapie non invasive e naturali con cui è possibile ottenere successi insperati ma documentati nei casi delle malattie degenerative come appunto il cancro. Diete particolari, trattamenti biologici, risoluzioni dei conflitti psicologici, principi attivi naturali, erbe, integratori e molte altre “invenzioni” curative dolci sono disponibili per tutti con un piccolo sforzo di elasticità mentale e di lavoro di informazione.
I tristi dati di cui disponiamo oggi sull’efficacia e i danni della chemioterapia si commentano da sé. Proviamo altri percorsi.
Su strade secondarie talvolta si viaggia più rilassati, si evitano ingorghi e incidenti e si arriva a casa, stanchi certo, ma soddisfatti.

R: Lei non può neanche immaginare quanto io possa essere d’accordo con quanto afferma!
Nel mio piccolo, ho fatto, sto facendo e continuerò a fare così!!!
Ho letto, in una pagina di questo forum, che il prof. Veronesi ha definito l’ipertermia “una strada percorribile”.
Ebbene, io sto percorrendo questa strada!!! Sin dai primi passi, però, mi sono reso conto che da solo non sarei arrivato tanto lontano. Per questo motivo, nel mio gruppo di lavoro, oltre al sottoscritto ipertermista, c’è un medico radioterapista, un medico oncologo internista ed uno chirurgo, un medico che si occupa della multiterapia Di Bella, un medico esperto di medicina orientale ed uno specialista di Neuroprogrammazione Digitale. In questo modo affrontiamo il problema cancro da diverse angolazioni e offriamo tentativi di soluzione diversi dallo standard dei protocolli chemioterapici. In alcuni casi sono fallimenti completi, in altri, invece, soddisfazioni incommensurabili. Sono tentativi, non certezze, miracoli o bacchette magiche, ma almeno stiamo provando a percorrere questa strada in maniera diversa.

Carcinoma mammario con metastasi meningee, polmonari ed epatiche.

Agosto 15th, 2008

D: Riassumo brevemente la situazione della mallattia di mia sorella di anni 44. Luglio 2000 carcinoma mammario trattato chirurgicamente. Gennaio 2004 metastasi ossee trattate con radioterapia. Successive altre linee di chemioterapia non sempre portate a termine. Dicembre 2007 carcinomatosi meningea trattata con radioterapia. Gennaio 2008 versamento pleurico trattato con talcaggio, verosimile carcinosi linfangitica. Marzo 2008 metastasi epatiche. Attualmente ha iniziato un ciclo di chemioterapia (taxolo). Volevo sapere se ci fossero spazi per tentare di abbinare l’ipertemia alla chemioterapia.

R: Gentilissimo sig. ***, il caso che lei pone alla nostra attenzione è sicuramente molto complesso e severo. Le indicazioni ad un trattamento con ipertermia a radiofrequenza ci sono, ma occorre fare una premessa importante: una caratteristica “limite” di questa metodica è che si tratta di una terapia ad azione locale. Questo significa che solo l’organo trattato intorno ai 42,5 °C avrà un beneficio diretto, massimo. Tutto il resto avrà il beneficio di una febbre artificiale, il più importante dei quali è la stimolazione della risposta immunitaria. Nel caso che lei ci segnala, ci sono diversi organi coinvolti dalla malattia alcuni dei quali già trattati con altre metodiche e in tempi diversi. Sarà, pertanto determinante, decidere in quale organo applicare le piastre e questo lo potrà decidere soltanto l’equipe medica che valuterà la documentazione clinica e si renderà conto di quale organo ne avrà più bisogno. Consulti quindi, senza indugi, i centri di Ipertermia Clinica e si rivolga ad uno di loro con serenità e fiducia. Dovranno preparare un piano diagnostico-terapeutico personalizzato. Non esiti a ricontattarmi qualora ne avesse bisogno.

AIUTO….che confusione!!

Agosto 15th, 2008

D: Buonasera. Nella disperazione mia e familiare ho scoperto questo forum, che mi ha rincuorato parzialmente, ma soprattutto spero chiarisca la mia confusione. Mia mamma affetta da carcinoma dutto lobare al seno dx fu operata nel 1993 e successivamente sottoposta a chemioterapia. Nel maggio 2004, nonostante tutti i monitoraggi, si verifica una recidiva nel medesimo punto mastectomizzato con iperaccumulo nelle parti ossee D10, D11, D12, L1, L2, L4, L5, femore DX, femore SX, 2 aree al cranio di tipo litico in sede parietale di diametro di 18 e 19 mm, ed infine all’addome al 2° e 6° segmento del fegato di 17 e 10 mm di diametro. Ha effettuato terapie diverse ma tutte senza alcun risultato benefico. Soltanto terapie antalgiche hanno alleviato il dolore (radioterapia ai femori e terapia radiometabolica). Attualmente mia mamma non vuole fare più nulla per sua richiesta ed assume solo morfina. Ci suggeriscono termoablazione per le 2 lesioni all’addome, o in alternativa teapia stereotassica. In questo forum ho letto anche della terapia dell’IPERTERMIA. La confusione è tanta, frutto della poca serenità , o addirittura mi chiedo se è possibile applicare alla paziente ANTICORPI MONOCLONALI per isolare queste metastasi osse e/o somministrare dei POLIFENOLI, capaci di bloccare le cellule neoplastiche?!? Perdonate la confusione, attendo risposte … nella disperazione.

R: Gentilissimo sig. ***, comprendo il suo stato d’animo, ma sua madre ha bisogno del suo aiuto sereno e non del suo disperato terrore. Cercherò di far sparire un po’ di fredda nebbia che la circonda: la terapia fatta fino ad ora, semberebbe essere molto appropriata (sono trascorsi più di 10 anni) e considerato che non dice nulla di particolarmente preoccupante riguardo ai risultati ottenuti a livello delle multiple localizzazoni ossee, credo che la sua preoccupazione principale sia a livello delle due piccole localizzazioni epatiche. Per prima cosa però, sua madre deve recuperare l’ottimismo e la voglia di lottare per guarire ed in questo caso deve trovare un solido appiglio nella serenità e nelle determinazione che avrà lei ed i suoi familiari. Non sarà facile, ma ci dovrete provare! Siete e dovrete considerarvi una squadra. L’equipe medica che la segue, saprà sicuramente consigliarvi la scelta terapeutica migliore e ci dovrete credere! Pur dai pochi dati che ci comunica, sembrerebbe che la scelta sulla termoablazione sia la migliore possibilità. Si tratta di “bruciare” le due piccole lesioni epatiche con l’aiuto di un ago e di una scarica a radiofrequenza. In alterantiva si potrebbe utilizzare la radioterapia stereotassica (radiochirurgia stereotassica) che “brucerebbe” le lesioni utilizzando raggi X. In entrambi i casi si potrà associare un trattamento di ipertermia a radiofrequenza capacitiva esterna, che potrà essere fatto sia prima che dopo il trattamento di termoablazione o radioterapico. Per la valutazione sull’uso di farmaci particolari bisognerebbe valutare alcuni parametri sull’istologico che lei non cita, ma sicuramente i colleghi ci avranno pensato. Si lasci, quindi, guidare dall’esperienza dell’equipe medica che vi segue… Queste mie poche parole sicuramente non potranno far guarire la sua adorata mamma in pochi giorni, ma spero che possano contribuire a rasserenarla un pochino, almeno al punto tale di farle tovare la forza e le energie di prendere la decisione che bisogna ricominciare a lottare con determinazione e fiducia!

Ipertermia e metastasi ossee

Agosto 15th, 2008

D: Gent.mo Dott. Limontini vista la sua gentilezza e professionalità nel rispondere a tanti quesiti, mi permetto di sottoporle il caso di mia madre: Mamma, che ha 60 anni, ha subito a marzo di quest’anno un intervento chirurgico di quadrantectomia per un carcinoma lobulare infiltrante forma anaplastica (tipo B) della mammella dx. Ha iniziato chemioterapia…anche in considerazione delle metastasi ossee evidenziate alla tac di stadiazione. Dalla tac total-body risulta infatti: presenza di lesioni osteoaddensanti a carico dei corpi vartebrali dorsali e lombari. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa che la segue se fosse possibile tentare la strada dell’Ipertermia anche eventualmente associata a chemioterapia, ma la risposta è stata negativa in quanto, ci è stato detto, che l’ipertermia è efficace solo su una massa singola da trattare e non su metastasi. Leggendo però alcune domande e relative risposte su questo forum mi sono molto rincuorata, trovando diversi casi simili a quello di mia mamma. Pensa che ci sia la possibilità di usare l’Ipertermia nel caso di mia mamma? La ringrazio anticipatamente.

R: Gentilissima ***, le informazioni che lei ha ricevuto sulla impossibilità di utilizzare l’ipertermia a radiofrequenza capacitiva esterna in caso di metastasi non sono corrette. Le confermo, invece, che il caso che lei pone alla mia attenzione sarà trattabile. Avrebbe potuto avere qualche problema di trattamento qualora una metastasi fosse localizzata a livello di una spalla ed un’altra a livello di un femore. Il problema, però, non è nella natura della metastasi, ma è legato alla distanza una dall’altra. Con un generatore a radiofrequenza della Synchotherm, infatti, sono trattabili lesioni primarie solide e/o metastasi solide durante un unico trattamento se la loro distanza è compresa in un area avente un diametro non superiore ai 26 cm.

D: Gent.mo Dott.Stefano Limontini…sono molto fiduciosa e ringrazio Voi tutti. Nella tac di mamma c’è scritto : si rileva la presenza di lesioni osteoaddensanti a carico dei corpi vertebrali dorsali e lombari, ma la Dott.ssa a voce ha detto metastasi nella colonna vertebrale e nel bacino. Io spero che la distanza sia entro i 26 cm. come lei scrive, ma eventualmente così non fosse…… … Mi scusi se le pongo anche questa domanda: C’è la possibilità di fare comunque qualcosa??? … E poi vorrei aggiungere : ma perchè il medico oncologo che ha in cura mia mamma non le ha detto di provare anche la strada dell’ipertermia se è riconosciuta dal sistema sanitario nazionale? Perchè c’è tutta questa avversità? Perchè ho dovuto sapere di questa tecnica grazie a mio fratello che l’ha trovata su internet mentre era alla disperata ricerca di qualcosa per salvare la vita di nostra madre? Sono veramente amareggiata! Scusi lo sfogo. E grazie ancora, di cuore!

R: Gentilissima ***, purtroppo una lesione osteoaddensante è sinonimo di un certo tipo di metastasi alle ossa. Quindi, ora si tratterà solo di localizzarle e se sono contenute in uno spazio compreso tra i 26 cm di diametro della piastra sarà possibile trattarle contemporaneamente in una stessa seduta. In caso contrario, se fossero cioè più distanti di 26 cm, bisognerà valutare con estrema attenzione quale trattare per prime e, solo successivamente, in un altro ciclo, trattare le altre. In alcuni casi si può anche alternare una seduta su alcune lesioni e la successiva sulle altre. In questo caso, l’esperienza dell’equipe medica sarà determinante nella scelta della strategia più opportuna. Sul resto…no comment!!

Tumore mammario: guarigione all’80%?

Agosto 15th, 2008

Nel corso degli ultimi anni ho sentito spesso dire che di tumore maligno alle mammella si guarisce nell’80% dei casi. Ho sempre pensato che fosse una percentuale altissima, ma ora mi chiedo …questa percentuale si rifersice al solo tumore mammario o è la stessa cosa quando c’è già qualche metastasi in un altro organo?…Quando ci sono delle metastasi non si guarisce più? “Si deve combattere.. combattere, non perdere le speranze..” ti dicono i medici, ma per cosa??? Per allungarsi la vita o per distruggere definitivamente il cancro??

Gentilissima, la notizia che lei cita sembrerebbe vera. Il problema non sono le eventuali metastasi, ma sapere in anticipo se apparteniamo alla fortunata fetta dell’80% che guarisce o a quel piccolo gruppo di condannati a morte nonostante le cure. Curare o guarire: questo è infatti il vero problema. In questa battaglia entrano in campo diversi e svariati fattori, per cui è veramente impossibile sapere in anticipo la nostra sorte. Ecco perchè i colleghi che l’hanno in cura la esortano a resistere e combattere. Perchè lei deve mettere in campo tutte le sue risorse possibili, al massimo della loro potenza e ci deve credere fino in fondo. Questo, unito alle risorse della scienza, alla professionalità dell’equipe medica, all’affetto dei suoi cari, alla forza della Fede farà di lei un altro malato di cancro GUARITO!

Sovvertimento del parenchima epatico per presenza di multiple lesione ripetitive: cosa può fare l’ipertermia?

Luglio 19th, 2008

Questo è un caso sicuramente molto complesso e in uno stadio, purtroppo, molto avanzato. Il “sovvertimento pressocchè completo del parenchima epatico” significa che la malattia ha ormai preso il sopravvento sulle cellule sane. Ragionevoli speranze di una sicura guarigione non si possono dare. Per un malato che soffre, però, c’è sempre qualcosa da fare e se è il malato di cancro è nostra madre i nostri sforzi devono essere ancora più intensi e determinati. Sicuramente, l’ipertermia a radiofrequenza potrà fare tanto per il suo dolore e altro si potrà fare per mantenere le sue funzioni vitali sempre dignitose. A questo potrà pensare una buona equipe medica, ma in questo momento, sua madre ha bisogno anche del suo aiuto, della sua presenza, del suo affetto e perchè no, anche della sua Fede ed io sono sicuro che lei farà tutto il possibile per non far mancare nulla a sua madre che, non lo dimentichi mai, un giorno… le ha donato la vita!

Ipertermia e interleuchina: che fare?

Luglio 19th, 2008

Confermo che l’utilizzo di interleuchina a scopo immunostimolante, generalmente, induce un rialzo della temperatura del paziente trattato. Possiamo quindi definire questo fenomeno come uno dei tanti modi per indurre ipertemia in un corpo umano. Questa ipertermia, però, è di tipo endogeno e ne consegue che consuma ed esaurisce le risorse energetiche del paziente. Per evitare che ciò avvenga, allora, è preferibile far sottoporre il paziente a sedute di ipertermia a radiofrequenza capacitiva esterna. In questo modo, avrà a disposizione una inesauribile quantità di energia che gli indurrà una febbre artificiale con conseguente produzione di citochine naturali e che potrà integrare con terapia a base di interferone e interleuchine.

Ipertermia privata e rimborso dall’ASL. E’ possibile?

Luglio 19th, 2008

Se un paziente si sottopone ad un ciclo di ipertermia in un centro privato e poi richiede il rimborso in forma indiretta (cioè, prima paga le sedute e poi richiede il rimborso alla propria asl) si sentirà rispondere un secco NO!!! In questo caso potrà fare causa all’ASL, ma questo vuol dire altre spese e non tutti se lo possono permettere. A quasi tutti i miei pazienti, il rimborso è stato negato!!!! Qualcuno ha fatto causa, spendendo altri soldi.  Altri, e sono la maggioranza, vi ha rinunciato. Ci sono delle eccezioni, però: ricordo di una paziente residente in Sicilia, ma che alloggiava dalla figlia in un paese della Lombardia e che si sottoponeva nel mio centro a sedute di ipertermia. Sono stato informato da lei stessa che la sua ASL le ha rimborsato tutto fino all’ultima lira (era di qualche anno fa). Indagando, tra i miei pazienti, ho potuto verificare che quelli piemontesi non hanno mai ottenuto nulla, quelli lombardi, invece, a volte nulla e a volte rimborsi parziali. Quelli che provengono da regioni a statuto speciale hanno più probabilità di essere rimborsati. Da queste mia esperienza avrete capito che ogni regione si comporta come crede, e la stessa regione, in maniera diversa di anno in anno. Ma non siamo tutti ITALIANI????? Comunque, a parte il tono polemico, il consiglio che do a miei pazienti e, quindi a tutti voi è semplice: per aumentare le probalità di essere rimborsati delle spese per le sedute di ipertermia (dai 200,00 ai 400,00 euro a seduta a seconda del centro), conviene sempre recarsi PRIMA presso la propria ASL e chiedere quali sono le modalità per essere AUTORIZZATI ad effettuare un ciclo di ipertermia a radiofrequenza presso un centro privato. Il più delle volte, l’impiegato vi risponderà che non sa neanche di cosa state parlando. Molto diligentemente, allora, dovrete fornire il codice che identifica l’ipertermia nel prontuario terapeutico nazionale che è il 9985.2 - A questo punto, vedrete che l’ASL vi chiederà la prescrizione, cioè la richiesta, da parte di uno specialista oncologo appartenente all’ASL stessa, che vi dovete sottoporre a cicli di ipertermia (e qui sarà un’ardua impresa) e qualche ASL vi chiederà addirittura un certificato del centro di ipertermia più vicino convenzionato dove venga indicato chiaramente il tempo di attesa, qualora, voleste farlo in una struttura pubblica. Da questo capirete che è veramente dura ottenere questo rimborso, però provate!!!
Consapevole di quanto sia dura ottenere il rimborso, da molti anni ormai, ho preso una decisione di cui non mi sono mai pentito e mi rivolgo a genitori che si trovano nella tristissima situazione di avere un bimbo malato di cancro e non avere la possibilità economica di curarlo: nel mio centro, per mia scelta professionale, ho la possibilità di trattare gratuitamente alcuni pazienti oncologici in età pediatrica.
Personalmente non trovo giusto che un paziente malato di cancro debba sostenere le spese di una validissima terapia per potersi curare. Dobbiamo, quindi, sperare che sempre più centri pubblici utilizzino questa metodica.



Tumore operabile: ipertermia prima o dopo l’intervento?

Luglio 18th, 2008

L’ipertermia a radiofrequenza capacitiva esterna può essere di grande aiuto sia in una fase sia pre-operatoria che in una post-operatoria. Nella prima fase, infatti, contribuirà ad una migliore definizione dei piani di clivaggio (dei confini) tra gli organi interessati dalla lesione facilitando quindi il compito del chirurgo. Nella seconda fase, invece, darà un sicuro contributo velocizzando i processi di guarigione, aumentando l’attività del sistema immunitario, agendo su eventuali cellule malate quiescenti invisibili all’opera del chirurgo.